L’abbazia di Farfa



Uno dei monumenti più importanti del Medio Evo europeo
L’Abbazia di Farfa in Sabina ebbe il patrocinio di Carlo Magno e possedette, nel periodo di massimo fulgore (IX sec.) , una vastissima area dell’Italia Centrale, controllando amministrativamente la stessa Roma. L’origine dell’Abbazia è ancora incerta, anche se i più recenti scavi archeologici hanno appurato sotto l’attuale Badia l’esistenza di resti di età romana.
Farfa era un’abbazia imperiale, svincolata dal controllo pontificio ma molto vicina alla Santa Sede. In pochi decenni divenne uno dei centri più conosciuti e prestigiosi dell’Europa medievale. Carlo Magno stesso, poche settimane prima di essere incoronato in Campidoglio, visitò l’Abbazia e vi sostò.



Per comprendere l’importanza economica di Farfa basti pensare che nel terzo decennio del IX secolo possedeva una nave commerciale esentata dai dazi nei porti dell’impero carolingio. Sempre a questo periodo risale l’ampliamento massimo del monastero.
La decadenza e la rinascita dell’Abbazia Benedettina di Farfa
La decadenza dell’Impero carolingio e la penetrazione dei Saraceni furono fatali all’Abbazia. Sette anni resistette con le sue milizie e, alla fine, monaci e tesoro divisi in tre parti, abbandonarono Farfa.
Per l’Abbazia fu la fine, presa e incendiata. L’ultima ripresa di Farfa si ebbe con il contemporaneo rilancio imperiale ad opera della dinastia degli Ottoni. Nel 999 fu introdotta la riforma nata a Cluny e Farfa assunse nuovamente i caratteri di abbazia imperiale. Nella lotta per le investiture si schierò contro i Papi e a favore di Enrico. Vastissimo i possedimenti farfensi di questo periodo.
Lo scriptorium
L’Abbazia di Farfa con la sua biblioteca rappresenta una preziosa testimonianza della vita monastica medievale, scandita dalla Regola benedettina che contemplava la presenza di testi per la formazione, lo studio e la preghiera. Già nell’VIII secolo l’Abbazia di Farfa si dedica anche alla produzione di testi attraverso il lavoro degli amanuensi, che nello Scriptorium del monastero realizzano una grande quantità di manoscritti. È in questo contesto di vivacità intellettuale e culturale che nasce la Scrittura romanesca farfense. “Già nel secolo VIII, sotto l’abate Alano, si costituì anche in questa abbazia lo Scriptorium, che ebbe poi il suo massimo sviluppo nel secolo XI sotto l’abate Ugo I con il fiorire di una scrittura caratteristica proprio di questo luogo, classificata dai paleografi come Scrittura romanesca farfense, una specie di corsivo con i caratteri della scrittura romanesca”, racconta all’agenzia Dire don Andrea Eugenio Gargiulo, direttore della Biblioteca statale del Monumento nazionale di Farfa (Cfr. https://www.dire.it/03-03-2022/712546-nella-biblioteca-di-farfa-la-storia-antichissima-dellabbazia-e-del-suo-scriptorium/).
La definitiva decadenza inizierà, però di lì a poco con il Concordato di Worms (1122) che segnerà, infatti, il passaggio del monastero all’autorità pontificia. Si sancì ufficialmente così la totale sudditanza.

Il Borgo
Usciti dall’Abbazia di Farfa, è impossibile non visitare il piccolo villaggio con case a schiera di uguale altezza. Un tempo queste casette, durante le grandi fiere di aprile e settembre, venivano affittate dai monaci ai commercianti più facoltosi che vi convenivano.

Con una storia cosi prestigiosa, al centro di eventi storici nella disputa tra impero e papato Farfa acquisì il privilegio di una autonomia da ogni potere civile o religioso. Di qui il suo splendore e la sua ricchezza giunti fino a noi in un fulgore di fascino e bellezza.

